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A caccia di fontane

31 ottobre 20172732Views
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Marcello, come here (Marcello, vieni qui)

Chi non ricorda la famosa scena della Dolce Vita, quando Anita Ekberg, la “sirena”, immersa nella fontana di Trevi, invita Marcello Mastroianni a seguirla nell’acqua. Era il 1958 e quel film ha contribuito ad accrescere il fascino di questo grande monumento romano, tra i più ammirati capolavori di arte barocca, recentemente ristrutturato. Da sempre pare porti fortuna. La tradizione consiglia di lanciarci dentro una monetina e, al contempo, esprimere un desiderio. Ma sono tante le fontane, questi “apparati d’acqua” speciali, che affascinano e lasciano incantati con i loro giochi d’acqua. Spesso portano la firma di alcuni tra i più importanti architetti e artisti, e danno il meglio del loro splendore nella nitida luce del mattino o nei caldi colori del tramonto. E non solo. Danno un senso di benessere anche solo nel sentirle rumoreggiare, perché lo scrosciare dell’acqua rasserena.

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Tra le altre della Capitale, colpisce la fontana “delle Tartarughe” (1581-1588), una creazione magica di Giacomo della Porta che fonde mirabilmente acqua, architettura e scultura e che risulta ben inserita nel ghetto ebraico, nella raccolta piazza Mattei. Prende il nome dalle quattro tartarughe sul bordo della vasca superiore, aggiunte nel 1658 con i lavori di restauro, e attribuite dalla tradizione sempre a Gianlorenzo Bernini.

Ad Arquà Petrarca, luogo caro al poeta Francesco Petrarca, c’è una fontana che si dice sia stata fatta costruire dal Petrarca per unificare cinque piccole fonti e dalla quale attingeva l’acqua per le sue necessità. Difficile crederci – gli esperti la fanno risalire a molti anni prima – ma che importa: fa parte di quell’alone di fascino che avvolge tutto il borgo.

S’ispira al classicismo, la fontana dei Quattro Cavalli a Rimini, che domina il parco intitolato a Federico Fellini. La vasca principale ha forma circolare e rappresenta il mare, da cui sorgono quattro cavalli marini. Spostandosi a Riccione ci si trova dinanzi al Bosco della pioggia, in piazzale Roma, opera scultorea che racchiude la visione poetica dell’artista Tonino Guerra: sette reti da pesca da cui gocciola la pioggia, producendo un musicale ticchettio che ammalia.

A Napoli troneggia la fontana monumentale dell’Esedra che si trova alla mostra di Oltremare, voluta dal regime fascista per celebrare il colonialismo italiano. Viene azionata (solo nei fine settimana) con una sincronia di musica e luci (800 proiettori dalle diverse tonalità): i getti di acqua sembrano danzare. Altrettanto spettacolare è la cinquecentesca fontana Pretoria, in piazza del Municipio a Palermo. Le decine di statue delle divinità (con in alto Bacco giovinetto che versa l’acqua) che l’adornano sono tutte nude, ecco perché i palermitani sono soliti indicarla come la piazza della Vergogna.

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Porta bene la fontana dell’Elefante, in marmo bianco a Catania, divenuta il simbolo della città. Cosa ha di speciale questo curioso Dumbo? Una leggenda racconta che quando Catania fu per la prima volta abitata, tutti gli animali pericolosi furono messi in fuga da un elefante. E a lui i catanesi, in segno di ringraziamento, eressero una statua, da loro chiamata con uno strano soprannome “U’ Liotru”. Sta di fatto che chiunque passi da queste parti deve dare un’occhiata al Liotru, in direzione del deretano. Che si sa la fortuna non basta mai.

Infine, si fantastica a occhi aperti anche nel castello di Manta, sull’alto di un ripido colle nella Valle Po, una delle tante del Marchesato di Saluzzo. All’interno ci si lascia abbracciare dai suoi affreschi: le figure regalano l’illusione di volersi staccare dalle pareti tanto paiono vere. Curiosa è la raffigurazione della fontana di Giovinezza, grazie alla quale si realizzava, immergendosi, l’antico sogno umano dell’eterna gioventù. Dinnanzi al dipinto non potrete far altro che sospirare. Come sarebbe bello se bastasse una fontana a dare il benservito per sempre alle rughe, ai piccoli cedimenti, alla vecchiaia. Quanto sareste disposte a pagare per averla sul vostro terrazzo?