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Andar per cammini

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Le feste di fine anno si avvicinano e con esse la voglia di sentirsi in forma, di stare bene. Se pensate di non avere tempo per iscrivervi in palestra, se siete pigri e la sola idea di praticare uno sport vi stanca, oggi potete pensare di dedicarvi a un “cammino”. Sì, avete proprio capito bene, l’esercizio più avveniristico è camminare, passo dopo passo, lungo i sentieri che in tutta Italia toccano piccoli borghi, paesaggi da togliere il fiato per la loro bellezza, antiche pievi e santuari. A contatto con la natura. A ritmi slow. Incontro a nuove conoscenze e amicizie. Camminare aiuta a migliorare l’umore. È provato infatti che il cammino favorisce la produzione di seratonina, l’ormone che regola i ritmi del sonnoveglia e quindi porta ad un riposo più soddisfacente. Camminare serve a mantenere il cervello irrorato e quindi a mantenere giovani le funzioni mentali.

Dalla pianura alla montagna, dalla storia all’arte, dal silenzio alle voci del passato: ci sono spunti ed emozioni per tutti. Scoprite qual è quello giusto per voi e organizzatevi per fare il cammino adatto a voi, tutto o anche solo una tappa.

Di recente costituzione è il Cammino delle Terre Mutate, che è soprattutto un cammino di conoscenza e solidarietà. Un viaggio lento nel Cuore dell’Appennino. Da Fabriano a L’Aquila, oltre 200 chilometri da percorrere a piedi attraverso i sentieri di due importanti aree protette: il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga. L’itinerario attraversa i territori e favorisce l’incontro con le comunità di quattro regioni del Centro Italia trasformate dal sisma: Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo. Tra le tappe la più evocativa è quella tra Norcia e Castelluccio di Norcia. Potrete raggiungere l’altopiano carsico – alluvionale di Castelluccio di Norcia al cospetto del Monte Vettore e della cima del Redentore e camminare poi tra i campi coltivati della preziosa lenticchia IGP.

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È lunga 130 km la via della Lana e della Seta che collega l’Emilia Romagna alla Toscana e due città importanti per la loro storia produttiva. Il tracciato parte dalla Chiusa di Casalecchio di Reno, costruita tra il X e l’XI secolo, ammodernata a metà del XIV secolo e ritenuta la più antica opera idraulica d’Europa ancora utilizzata in maniera continua, e arriva agli impianti idraulici del Cavalciotto, complesso di archeologia industriale risalente all’XI secolo, situato all’estremità nord di Prato, capitale del distretto del tessile. Un itinerario che permette di ammirare borghi antichi, cime e vallate.  Ogni tappa proposta presenta la possibilità di effettuare una sosta intermedia, in una struttura ricettiva o bivacco per una sola notte.  Tra le tappe, merita una sosta Grizzana Morandi, dove visitare la casa del pittore Giorgio Morandi.

San Francesco s’innamorò della piana reatina, circondata da colline e monti. Qui ritrovò la pace, la tranquillità, l’armonia assoluta. E ve ne innamorerete pure voi ripercorrendo i sentieri tanto cari al poverello di Assisi. Un percorso che è un viaggio nella cultura e nella storia del medioevo, a stretto contatto con l’ambiente e alla ricerca dell’identità di quel tempo. Sono 80 i chilometri messi in rete che compongono il Cammino e toccano otto tappe principali: la città di Rieti, con i suoi palazzi e le sue chiese, i Santuari di Greccio, La Foresta, Poggio Bustone e Fontecolombo (che situati sulle colline agli angoli della valle, formano una croce ideale) il bosco del Faggio, il borgo di Posta, le vette del Terminillo. La valle santa svela i suoi segreti e le sue meraviglie a tutti. Bisogna solo essere curiosi e camminare con i sensi allerta, osservando, toccando, annusando, ascoltando. Ovunque, sconfinate distese di prati e boschi accarezzati dal vento. E silenzio, un oceano di silenzio, interrotto solo dal ritmo regolare dei passi. Basterà munirsi delle dettagliate cartine, disponibili presso gli uffici del turismo. Inoltre, a ulteriore sigillo di questa esperienza totalizzante vi è il Passaporto, il documento che attesta la presenza sulle orme di Francesco.

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In Sardegna si può percorrere il “Cammino minerario di Santa Barbara”, patrona dei minatori, che si basa sull’attività estrattiva che si è sviluppata in questo territorio negli scorsi millenni, di cui sono rimaste importanti testimonianze. Un grande itinerario di quattrocento chilometri ad anello – con arrivo e partenza nella città di Iglesias – che mette in collegamento tutte le miniere e i villaggi minerari abbandonati del sud-occidente. Si va su strade carrabili sterrate, mulattiere, sentieri, carrarecce per ben il 75% del percorso e la restante parte su strade lastricate dei centri urbani. Il tour tocca pure la Grotta di Santa Barbara situata all’interno della miniera di San Giovanni. Casuale la sua scoperta nel lontano 1952: un minatore ne aprì un varco per caso durante i lavori di scavo per l’attività mineraria. Il suo stupore è lo stesso che si avverte quando questa grande grotta (quattro mila metri di superficie) si apre dinnanzi agli occhi: un unico grande vano tappezzato di cristalli tabulari di barite.