close
Il museo? Lo voglio… goloso!

Il museo? Lo voglio… goloso!

14 settembre 201823Views
Losaiche_museigolosi_cover_interna

Sono i musei più in voga del momento. In esposizione non hanno sculture o ceramiche e nemmeno collezioni di quadri e dipinti, ma sono “custodi” di un mondo goloso. Ce ne sono in tutta Italia e noi abbiamo individuato quelli più ghiotti. Tutti raccontano la storia di grandi ricchezze enogastronomiche: visitandoli potrete scoprire un sacco di curiosità e, perché no, fare un po’ di sano shopping alimentare. Perché anche il palato vuole la sua parte, visto che concorre al raggiungimento del nostro benessere generale.

I sovrani avevano sempre sulle proprie tavole un bel mucchietto di tartufi. I romani credevano avessero un’origine divina, generati dai fulmini scagliati da Giove. Apicio, nel I secolo d.C., attribuì loro qualità elettrizzanti scrivendo che “rendono gli uomini più amabili e le donne più affettuose”. Ma come scoprire tutti i segreti di questo fungo ipogeo? Basta andare al Museo del Tartufo di San Giovanni d’Asso (piccola capitale dell’area tartufigena a sud di Siena) dove, nei sotterranei del castello trecentesco, sono stati allestiti quattro percorsi espositivi in duecento cinquanta metri quadrati (ingresso 4 euro). “Il mistero del tartufo”, alimentato da stregoneria e scienza, è il primo tema con cui si entra a contatto. Lasciatevi coinvolgere dal gioco di riconoscere il tartufo con i sensi. Con il tatto indagando in alcuni orci, con l’udito distinguendo i passi del cane da “cerca” o il rumore del vanghetto, con il gusto attraverso piccoli assaggi. E poi con l’olfatto in mezzo ad altri odori: è il cosiddetto “odorama”, vera giostra dei “profumi”.

Losaiche_museigolosi-interna-2

Di recente apertura, il Museo Lavazza a Torino, all’interno del complesso Nuvola Lavazza, nuovo centro direzionale della storica azienda di caffè (biglietto 10 euro, inclusa degustazione finale di coffee design). Un viaggio in oltre 120 anni di storia, guidati da una speciale tazzina interattiva: la Lavazza Cup. Vi viene consegnata all’ingresso del museo e permette di attivare installazioni e contenuti multimediali. Passerete da “La Fabbrica” per conoscere tutto sulla produzione del caffè, alla “La Piazza” che celebra il rito del caffè, fino a “L’Atelier” che ricorda uno studio fotografico con i mitici Caballero e Carmencita e il Paradiso della pubblicità.

Se siete tra gli appassionati di grappe e liquori, il posto giusto è il Museo annesso all’azienda “Antiche Distillerie Mantovani”, a Pincara in provincia di Rovigo (ingresso gratuito). Le sale racchiudono un itinerario esplorativo e didattico sulla produzione dei liquori e dei distillati. In mostra antichi alambicchi (strumenti per la distillazione) degli anni ’20 e ’40, a bagnomaria, a fuoco diretto con serpentina; apparecchi e documenti che illustrano l’evoluzione di grappe, elisir, rosoli, acquaviti. Curiosa la vetrina con le antiche bottiglie di fine ‘800, inizi ‘900 o quelle dalla forma a candelabro con foglie in argento. Potrete cimentarvi pure con l’esame organolettico della grappa.

Andria, in Puglia, offre quella che a buon diritto può essere definita “una chicca”: il Museo del confettoGiovanni Mucci” (ingresso 3 euro, inclusa la degustazione). Nel cuore del centro storico della città, a pochi passi dalla Cattedrale (che custodisce la “Sacra Spina Miracolosa di Cristo”), nell’elegante cornice della palazzina liberty che fu la prima sede della fabbrica, potrete scoprire i segreti della produzione di confetti, fruttini di pasta di mandorla, bonbon, ancora confezionati secondo le ricette tradizionali della famiglia Mucci, produttrice di dolcezze dal 1894. Nelle varie sale, sotto le tipiche volte in pietra locale, ammirate gli utensili e le macchine necessarie alla produzione di questi piccoli capolavori di bontà. E dopo? Soddisfare la voglia di dolce con la degustazione gratuita di alcune specialità.

La migliore qualità di liquirizia è “made in Calabria”, lo afferma l’Enciclopedia Britannica e dunque il museo dedicato alla gustosa pianta, dalle radici tanto lunghe che secondo una leggenda pare arrivino fino all’Inferno, non poteva che nascere in questa regione. L’idea è della famiglia Amarelli che, a Rossano Calabro, da tre secoli, lavora la liquirizia (la visita guidata al museo è gratuita, ma su prenotazione). In mostra, troverete cimeli di famiglia, utensili agricoli, una collezione di abiti antichi, macchine per la lavorazione, documenti d’archivio, libri e grafica d’epoca.

Losaiche_museigolosi-interna-3

Infine, tra quelli di prossima apertura c’è il museo del Tiramisù di Treviso. È in fase di lavorazione e tutti possono contribuire con ricette, aneddoti e ricordi legati al dolce tra i più popolari al mondo (c’è uno sportello di raccolta presso Casa dei Carraresi). La sua storia riporta al ’55, quando Alba Campeol per il suo ristorante pensò a un dolce sostanzioso e veloce ispirato alla sua colazione a base di zabaione e caffè per ritrovare le energie mentre allattava il figlio appena nato.