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Le Vie dei Monasteri

24 novembre 20175048Views
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Lo sapevate? Andare in giro per luoghi mistici produce effetti benefici sul cervello. Alcuni studi hanno dimostrato che coltivare questa esigenza di spiritualità aiuti a migliorare l’umore e rende felici. Dedicarsi ai ritmi dell’anima, insomma, può rendere il cervello più resistente e predisposto alla gioia di vivere. E non solo. La visita ai monasteri o abbazie è allo stesso tempo una scoperta di tesori artistici e culturali di grande valore, oltre al vantaggio di un contatto ravvicinato con la natura lussureggiante dei dintorni. Tra i monasteri sparsi lungo la Penisola un ruolo importante spetta a quello di San Benedetto, meraviglioso esempio di architettura rupestre del Lazio. Si trova a Subiaco (a un’ora da Roma), alle pendici del Monte Taleo, e regala grandi sorprese. Francesco Petrarca lo definì “Soglia del Paradiso”, mentre Pio II nel 1461 lo chiamò nido di rondini, per come resta aggrappato alla roccia a strapiombo nella valle sottostante. Emozionante visitarlo e addentrarsi tra pareti e volte interamente affrescate. Tra mosaici e architetture da lasciare senza fiato per la loro bellezza. In un dipinto si racconta un tentativo di avvelenamento di Benedetto da Norcia (nato nel 480 d.C.), con protagonista il prete Fiorenzo che gli regala un pezzo di pane. San Benedetto fiuta il pericolo e chiede un segno divino. Segno che arriva con un corvo che prende il pane, lo porta lontano e torna indietro. Tutto intorno si possono fare lunghe passeggiate tra i boschi del parco naturale dei Monti Simbruini. Si può scegliere tra 40 sentieri e percorsi che si snodano per oltre 450 km, con cime che raggiungono i 2 mila metri, estese faggete, ampi pianori e ricchezza di acque sorgive. Una piccola passeggiata conduce al laghetto di San Benedetto, dove secondo la leggenda Nerone veniva a pescare con una rete d’oro.

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Un santuario, che costituisce, invece, l’eredità della presenza francescana, è Greccio, nel reatino. Un panorama incantevole appare e scompare tra gli spazi lasciati liberi dalle rustiche casette e rivelano le geometrie segnate dai campi coltivati della valle dominata dal Monte Terminillo. Qui immediatamente la mente va al Natale. Nel 1223, san Francesco chiese aiuto a Giovanni da Greccio, uomo profondamente religioso, per raccogliere una buona quantità di paglia e per far portare in una grotta un bue e un asino, in modo tale da poter ricreare la santa grotta di Betlemme. Nella cappella sopra l’altare, un affresco quattrocentesco ricorda questo episodio. Nella vicina e antica Chiesa di S. Maria chiesa si trova il Museo del presepe con un’esposizione di oltre cento rappresentazioni della natività (ingresso a 2 euro).

Nella pianura piacentina domina l’Abbazia di Chiaravalle della Colomba, legata alla figura di San Bernardo. Il perché “della Colomba”? Si racconta che il perimetro del monastero sia stato indicato ai monaci da una colomba bianca con delle pagliuzze. Questa leggenda ha portato dunque al nome. Di grande fascino è il chiostro trecentesco: ben centotrenta colonnine binate in marmo rosa di Verona. L’ex dormitorio è stato trasformato in un museo, dove poter leggere la storia dell’Abbazia e conoscere più da vicino la funzione dell’Ordine Cistercense. Si può ammirare anche un presepe artistico animato.

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In Puglia, a Monte Sant’Angelo, richiama centinaia di persone il Santuario di San Michele, comunemente indicata come “celeste” in quanto si ritiene non sia stata consacrato dagli uomini, ma dallo stesso Arcangelo. Si pensa che l’attuale grotta sia stata un luogo di culto già in età greca e romana. Lo storico Strabone parla di un tempio dedicato al dio Calcante, mitico indovino, sacerdote di Apollo. Riconosciuto Patrimonio Unesco regala un emozionante colpo d’occhio (ci si arriva attraverso ottantasei gradini). Qui spicca la statua cinquecentesca di san Michele, di 130 centimetri, in marmo bianco di Carrara, che nella fisionomia ha l’apparenza di un adolescente e il volto sorridente. Il capo è ornato da una chioma inanellata a serpentine, a riccioli, a boccoli e a ciocche: un unicum nel suo genere nella storia della scultura.