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Oh che bel castello e che bel verde

Oh che bel castello e che bel verde

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In mezzo a un fitto bosco, un castello dava rifugio a quanti la notte aveva sorpreso in viaggio: cavalieri e dame, cortei reali e semplici viandanti. Passai per un ponte levatoio sconnesso…

Così scriveva Italo Calvino. Da sempre i castelli affascinano per la loro storia, le loro leggende e le loro cornici, allora vi porto alla scoperta di cinque manieri in mezzo alla natura, circondanti dal verde, quasi sospesi tra i vigneti, per passare una giornata immersi nella storia e nel verde.

Il Castello di Rivalta, una sontuosa residenza signorile (di proprietà della famiglia dei Conti Zanardi Landi), è circondato da una fitta vegetazione nella Val Trebbia, e si preannuncia con il profilo inconfondibile ed unico di uno svettante “torresino“. Affaccia sul fiume Trebbia, nella valle cui il fiume dà il nome, ai piedi delle prime colline dell’Appennino Piacentino, ricoperte di vigneti. Tutto intorno, un grande parco di impianto settecentesco, con centinaia e centinaia di alberi dalle mille sfumature di verde, tra cui olmi secolari e farnie (un tipo di quercia), una fitta vegetazione che si ammira da ogni sala, da ogni finestra e che incanta anche i componenti della famiglia reale d’Inghilterra tra gli ospiti abituali. Tra gli ospiti “inusuali” c’è Giuseppe, ex cuoco di corte. Lo chef aveva delle straordinarie capacità culinarie e, forse, fu proprio la sua bravura a causare un truce assassinio: fu pugnalato e strangolato da una mano ignota. Il corpo fu calato nel pozzo dell’acqua della fortezza e fu ritrovato dopo tanto tempo, ma il suo spirito da quel luogo non si spostò e a volte si sente girare per i corridoi del castello o spesso capita di udire un suono strano che “pare un pestare di bistecche”.

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Un “castello da bere”, così potrebbe essere definito il Castello di Grumello, di origine medievale, che domina il borgo di Grumello del Monte, nel cuore della Valcalepio, fascia collinare tra Bergamo e il lago d’Iseo. Da bere perché si trova in mezzo a splendidi terrazzamenti di vigne, si può fare una passeggiata tra i vigneti, e perché al termine della visita guidata è possibile degustare, nelle Cantine del maniero dalle grandi volte secolari vini di grande qualità, come il Valcalepio rosso.

Incanta per il suo aspetto fiabesco, Rocca Borromeo, ad Angera (Varese) che appare d’improvviso tra le sponde del Lago Maggiore, tutto circondato da mille sfumature green. Il disegno geometrico del giardino, che si sviluppa per circa 2mila metri quadri intorno alla cappella preesistente, ricostruisce quattro parchi medievali simbolici: il boschetto, il giardino delle erbe piccole, il giardino dei principi ed il verziere, collegati da percorsi creati con diversi materiali, principalmente legno e pietra. Il maniero, nato originariamente con l’intento di controllare i traffici commerciali sul lago e dall’assemblaggio di costruzioni fortificata nel corso di oltre mezzo millennio, dall’XI secolo al XVII, ospita la più importante collezione italiana di bambole e giocattoli in un Museo.

S’inserisce in un altro scenario da favola anche il Castello della Lucertola ad Apricale, in Liguria. La cittadina è raccolta intorno alla piazzetta con le scalinate che collegano i vecchi edifici in pietra a più piani e le case poste in anelli concentrici, testimoni di un passato medioevale che si respira ancora vivo camminando tra “i carugi” di pietra (vie strette che si collegano ad altre) e le tre Porte ancora intatte. Un colpo d’occhio celebrato già da poeti, scrittori, pittori e artisti contemporanei. Qui spicca il castello che ha al suo interno un ricco museo e la stanza dedicata ad Anna Bellomo della Torre, detta la “Contessa di Apricale”, personaggio intrigante vissuta a cavallo della Belle Èpoque. Riempie gli occhi di bellezza il giardino pensile, che è anche il punto di partenza per la visita a tutte le stanze.

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A Collalto Sabino, si trova una delle fortezze del Lazio meglio conservate: a quasi mille metri, segna il punto più elevato del centro storico con le merlature e la sagoma slanciata delle torri, acquisito nell’800 per volere di un nobile ungherese. Entro le mura si trova un bel parco in cui, un tempo, le baronesse trascorrevano i loro pomeriggi con cavalieri audaci. Passeggiando con lo stesso piacere di allora si raggiunge il punto panoramico per eccellenza, ovvero il mastio dal quale la vista, nelle giornate limpide, corre sulle vette del Lazio (il Terminillo) e dell’Abruzzo (il Gran Sasso e la Maiella). E il tutto si fa ancora più bello al tramonto, quando si intravedono le luci dei 34 paesini, tutti intorno.