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Riciclo hi-tech: come da un pannolino può nascere la carta

Riciclo hi-tech: come da un pannolino può nascere la carta

3 dicembre 201822Views
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Grucce, mollette, cartoni per imballaggi industriali ma anche sedie e arredi urbani. Sono alcuni degli oggetti che con l’innovativa tecnologia FaterSmart possono nascere dal riciclo di pannolini e altri prodotti simili: il progetto, primo al mondo, è tutto made in Italy! Ogni minuto in Italia si consumano circa 7mila pannolini, che finiscono tutti in discarica ma pensate che con 227 chili di pannolini usati e riciclati si può produrre una sedia di plastica. Il riciclo di questi rifiuti potrebbe consentire di risparmiare ogni anno il consumo di 10 ettari di suolo, per intenderci lo spazio occupato da 13 campi da calcio o da 2 Colossei.

L’impianto, inaugurato a fine 2017 e produttivo da quest’anno, si trova in Veneto, a Spresiano, in provincia di Treviso. È stato costruito da Fater insieme al consorzio di gestione rifiuti Contarina ed è in grado di riciclare il 100% dei prodotti assorbenti. Come? Un’innovazione tecnologica che consente di ricavare dal pannolino usato plastica, cellulosa e polimero super assorbente che, una volta sterilizzati, si possono riutilizzare come materie prime secondarie. In questo modo si è resa riciclabile una nuova categoria di prodotti che altrimenti sarebbe finita in discarica, come indifferenziata, rappresentando anche un costo per lo smaltimento.

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Ma come funziona la tecnologia? Una volta che pannolini e altri prodotti simili sono stati raccolti dal camioncino della differenziata e portati all’impianto, vengono separati e trasferiti nell’autoclave, dove ha inizio il processo di riciclo. Qui, attraverso la forza del vapore a pressione e senza combustione, vengono aperti e sterilizzati. Una volta completato il ciclo, i prodotti vengono lacerati e le loro componenti riciclabili separate in plastica, cellulosa e polimero super assorbente. Le nuove materie ottenute, di elevata qualità, potranno quindi essere utilizzate in nuovi processi produttivi. Ed è così che la plastica del pannolino potrà essere impiegata per costruire ad esempio sedie e mollette, la cellulosa per realizzare prodotti tessili, fertilizzanti e addirittura carte di elevata qualità mentre il polimero super assorbente, che anche se riciclato mantiene l’85% delle capacità di assorbimento, potrà essere reintrodotto sul mercato per la realizzazione di nuovi pannolini e per la coltivazione di fiori e piante. In pratica, da 1 tonnellata di rifiuti conferiti alla raccolta differenziata si possono ricavare fino a 150kg di cellulosa, 75kg di plastica e 75kg di polimero super assorbente.

L’innovazione tecnologica è talmente importante che ha ricevuto il riconoscimento Eco-Innovation già nel 2011 (RECALL – ECO/II/3044409) da parte della Commissione Europea. Il progetto ha vissuto una lunga fase di sperimentazione: dieci anni di test, 1,5 milioni di euro di contributo europeo e un prototipo di macchinario che hanno poi permesso a FaberSmart di mettere in piedi la fabbrica, esempio in tutto il mondo per il riciclo dei pannolini. “Tutto è cominciato nel 2008, l’anno in cui le immagini delle strade di Napoli invase dalla spazzatura hanno fatto il giro del mondo. Il mio capo di allora mi chiamò e mi disse: dobbiamo prenderci la responsabilità dei nostri rifiuti e trasformare i pannolini da problema in vantaggio competitivo”, spiega Marcello Somma, responsabile Ricerca e sviluppo di Fater, papà dell’impianto veneto. “Per ogni tonnellata di prodotti assorbenti, si ottengono 300 kg di materia a cui dare una seconda vita. Di questa, la metà è cellulosa con cui si possono produrre carta, ma anche tessuti in viscosa o lettiere per animali. Un 25% è invece costituito da plastiche miste di polietilene e polipropilene, utilizzabili per realizzare mollette, tappi di bottiglie di detersivi, cestini, piccole componenti. Il restante 25% è invece il polimero che rende assorbenti i pannolini: rigenerato, può essere usato per ricavarne barriere contro le esondazioni e prodotti per la coltivazione di piante e fiori”.

E riciclando i pannolini ci possono essere altri vantaggi per l’ambiente perché scomparendo i prodotti assorbenti da discariche e inceneritori si evitano emissioni equivalenti a quelle assorbite ogni anno da oltre 30 mila alberi.

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E il futuro pare ci riservi altre belle novità: “Stiamo lavorando per riuscire ad estrarre sostanze preziose dalle acque reflue, come fosforo e urea che potrebbero essere usati in agricoltura. Con la cellulosa, invece, si potrebbero realizzare confezioni in bioplastica per i nostri prodotti assorbenti” conclude Marcello Somma.