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BYO: il vino me lo porto da casa

BYO: il vino me lo porto da casa

2 dicembre 2016822Views
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In Italia si dice “diritto di tappo”, in inglese Bring Your Own e significa che la bottiglia ce la si porta da casa. Una strategia per risparmiare, ma soprattutto per bere bene.

Se alla fine di un invito ad una cena trovi la scritta BYO significa che ti devi portare da casa qualcosa e uscire con una teglia di lasagne o una bottiglia di vino sottobraccio – in inglese infatti la sigla sta per Bring Your Own “portarsi il proprio”. È un modo informale per contribuire tutti alla riuscita di una festa, senza obbligare il padrone di casa a cucinare per giorni e ad investire come per un banchetto di nozze. Lo si fa in famiglia o fra amici, è sempre stato così, ma oggi ci piace pensare che sia tornato di moda grazie ad una definizione inglese e con l’avvento della sharing economy.
Non c’è limite all’economia partecipativa dell’invito e si possono dare persino indicazioni più precise, come BYOW o BYOB,  che stanno per Wine o Beverage, nel caso si voglia solo una contribuzione liquida, ma esiste anche un BYOM, “Bring Your Own Meat”, utilizzato in Australia per gli inviti ai barbecue, in cui ognuno si porta la carne per la grigliata. L’idea solletica chi è stufo di spadellare per ore in preda all’ansia da prestazione culinaria, anche per voi è così? Ottimo, provateci – basta chiedere di dichiarare agli ospiti che cosa porteranno per non ritrovarsi con cinque torte salate…

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ESCO A CENA CON IL MIO CIBO

Farlo a casa è un conto, ma l’idea di uscire a cena al ristorante portandosi da bere (o da mangiare) da casa può sembrare davvero troppo strampalata, ma è invece una tradizione antica e un’usanza che in molti Paesi come Australia e Stati Uniti è piuttosto diffusa. In Baviera nei biergarden le famiglie allestiscono pranzetti casalinghi sui tavoli all’aperto, ma la consumazione di birra è obbligatoria e deve essere anche molto sostanziosa. Da noi in Italia è un’usanza quasi sconosciuta, aree pic nic a parte, anche proprio da questo uso, nel medioevo, è nato il “coperto”, ossia il contributo che nelle locande veniva richiesto a chi, portandosi il cibo da casa, usava tavolo e stoviglie.

CORKAGE FEE: DIRITTO DI TAPPO

Nei Paesi anglosassoni nei luoghi in cui ci si può portare il vino esiste infatti qualcosa che si potrebbe definire una tassa, chiamata corkage fee, che viene pagata dall’ospite in cambio della refrigerazione, apertura e uso dei bicchieri. Con pochi euro o dollari, si può così degustare la propria bottiglia, risparmiando davvero molto sullo scontrino finale – che può essere salatissimo in Paesi dove il vino è ancora considerato un bene di lusso. L’idea è per far risparmiare i clienti, ma soprattutto i ristoratori, che in alcuni Stati dovrebbero affrontare una licenza per gli alcolici molto elevata. Win-win, così invece si risparmia entrambi.

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SE LO FAI, BEVI BENE

Clienti abituali e veri gourmet usano portarsi le bottiglie da bere anche in Italia, anche in locali stellati e con cantine importanti. Ma non per risparmiare. A volte si cerca l’occasione e il cibo giusto per stappare grandi annate, vini preziosi ed etichette uniche, e lo si vuole fare in una location e con personale appropriato.
Non ci si presenta con la bottiglia da 20€…