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Cibo per la mente, buono per il pianeta

Cibo per la mente, buono per il pianeta

20 novembre 2018128Views
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Oggi, tutti noi siamo troppo abituati ad avere ogni cosa a portata di mano, sugli scaffali dei supermercati. Tutto pronto, disponibile, confezionato. Ma la nuova sfida del consumatore consapevole è avere un approccio più responsabile nei confronti di ciò che mangiamo e, ovviamente, anche dell’ambiente. Come si fa? Innanzitutto capendo come e dove è stato coltivato il prodotto che stiamo per mangiare e poi facendoci delle domande. Perché, per esempio, non riesco più a reperire quella particolare tipologia di riso? Spesso ci accorgiamo di queste mancanze, ma non ce ne preoccupiamo. “Cibo per la Mente” nasce proprio per questo motivo. Si tratta di un manifesto presentato il 5 settembre 2017 alla Camera dei Deputati, sottoscritto attualmente da 13 associazioni della filiera (Aisa, Agrofarma, Assalzoo, Assica, Assitol, Assobiotech, Assofertilizzanti, Assosementi, CIA, Confagricoltura, UNAItalia, Uniceb, Unionzucchero). Un impegno concreto per portare innovazione buona e pensata all’interno del settore agroalimentare italiano.

I temi del manifesto

I temi centrali di “Cibo per la Mente” sono parecchi. Sicuramente tutto parte dall’importanza dell’agricoltura europea e italiana del futuro, un’attenzione costante per garantire l’alimentazione mondiale, la creazione di posti di lavoro collegati al settore agroalimentare e ovviamente anche la tutela della sicurezza del cibo in tavola. Importante è poi investire nella ricerca per sviluppare nuove tecniche di coltivazione che consentano di produrre di più e meglio, usando meno territorio (considerando l’aumento demografico mondiale) o con minor acqua (tenendo conto dei problemi legati al riscaldamento globale). Indispensabile è poi che tutte le voci facenti parte del coro del settore agroalimentare comunichino tra loro in modo consapevole e produttivo.

Produttori e cuochi, un’alleanza importante

Manifesto scritto e presentato alla Camera, produttori consapevoli. Ma non basta. Fondamentali sono anche coloro che utilizzano i prodotti coltivati in maniera sostenibile: i cuochi. La loro missione è infatti raccontare il territorio, valorizzando il grande patrimonio che abbiamo, grazie alla incredibile biodiversità di materia prima di cui disponiamo in Italia. A rappresentare il progetto “Cibo per la Mente”, c’è Massimiliano Poggi, chef e titolare dell’omonimo Ristorante Massimiliano Poggi a Trebbo di Reno. Lui, nel suo locale tutti i giorni, propone piatti realizzati con prodotti “a rischio estinzione”.

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Il riso del Delta del Po IGP a rischio estinzione

Lo chef Poggi utilizza, per esempio il riso del Delta del Po IGP, con cui prepara piatti come Riso e impepata di cozze e olio di oliva. Una ricetta classica della cucina italiana, ma per la quale lui, attento all’ambiente e alla qualità del prodotto, utilizza questa particolare tipologia di riso. Una varietà che deve le sue particolarità a un’area di coltivazione con caratteristiche uniche. I terreni scuri e torbosi del basso ferrarese e quelli alluvionali e salmastri del rodigino, lo rendono unico. Questo prodotto, un tempo, era una coltura predominante di quella zona, ma a causa del riscaldamento globale, l’acqua salata del mare raggiunge quella dolce e il riso non sopporta il grado di salinità raggiunto dall’acqua.

Il pomodoro San Marzano, solo 200 ettari per la sua coltivazione

Lo chef, per deliziare i suoi clienti, utilizza anche una buonissima conserva di pomodori e basilico per le sue ricette. Il pomodoro, un prodotto molto utilizzato in cucina, di cui spesso però conosciamo molto poco sulla sua provenienza e coltivazione. Negli anni Ottanta, per esempio, il pomodoro San Marzano (che utilizza il nostro chef Poggi) era circa il 35% del totale della produzione nazionale. Oggi invece solo 200 ettari di territorio sono dedicati con successo a questa coltivazione. Da non confondere questo tipo di pomodoro con i perini insalatari che si trovano in commercio, la varietà originaria è stata attaccata da tempo da diversi parassiti che ne hanno limitato la produzione. Ogni giorno, infatti, l’agricoltore si trova a dover affrontare sfide come la ruggine del grano, la xylella degli olivi, il brusone del riso. Bisogna quindi ricorrere alle biotecnologie per aumentare le rese in maniera sostenibile e contrastare le malattie delle piante rendendo queste ultime resistenti agli attacchi dei funghi e dei parassiti.

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Quella di Cibo per la Mente è una sfida importante che coinvolge politici, produttori, scienziati, coltivatori, chef e consumatori. Una sfida coraggiosa e che fa del bene al nostro pianeta.