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Quando il ristorante arriva a casa

Quando il ristorante arriva a casa

17 maggio 20162374Views
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Fioriscono i servizi di consegna a domicilio, non solo della classica pizza. Ecco quali sono, come funzionano e cosa sapere prima di ordinare – per  restare soddisfatti e prevenire gli errori dei novellini.

Andare al ristorante sembra passato di moda, e non perché si torni a cucinare in famiglia. Crescono i servizi di delivery a domicilio che consegnano  pranzi e cene (ma anche colazioni e bottiglie) direttamente alla porta di casa.

Se all’estero il cibo da asporto e la consegna è una realtà decennale, in Italia il fatto che nel menù non ci sia solo la pizza, è praticamente una novità.

I servizi sono tanti, oramai consolidati o giovani start-up che in pochi anni stanno conquistando il mercato internazionale. Il primo è stato Bacchette e forchette (attivo solo a Milano e Rimini) mentre Just Eat è oramai onnipresente sul territorio con 500 ristoranti gestiti solo nel Bel Paese, il record, un sito super ottimizzato e una App. Entrambi sono nati per pizza, cibo etnico e ristorazione veloce, sostituendo i classici volantini lasciati nelle caselle delle lettere dal pony di turno.
La novità dell’ultimo anno sono le new entry, che si sono specializzate nella consegna di ristoranti veri e propri, sempre più di livello. Ai clienti affamati offrono una piattaforma web e mobile dove trovare tanti ristoranti, filtrarli in base a vicinanza e tipologia di cibo, scorrere il menù, scegliere cosa ordinare, e pagare direttamente – e fin qui nulla di nuovo – ma in più si occupano direttamente della consegna, sgravando il ristoratore dal dover assumere un fattorino.  Questi circuiti si chiamano Deliveroo e Foodora, puntano in alto in termini di qualità, e non sono i soli, perché altri new players si stanno affacciando su questo mercato.
Foodora è una start-up tedesca che in Italia ha scelto di partire da Milano nell’estate 2015 e ora consegna agnolotti e bagna cauda anche a Torino con più di 350 ristoranti serviti, dal thailandese al pugliese. La delivery avviene in 35 minuti garantiti, tendenzialmente su due ruote grazie a degli eroi in bicicletta, e ad un costo fisso per il cliente di 2.90€ pagabile solo con carta di credito. In soli due anni di vita sono già in 10 country, perché oggi le aziende come queste crescono velocissime, al passo del bisogno dei clienti di starsene a casa ad aspettare la cena.

I driver a pedali sono giovani, flessibili in quanto a orari, paga e dislocazione sul territorio, pronti a ricevere un messaggio dalla centrale operativa per andare a ritirare e recapitare l’ordinazione. Sono divisi per zone di pochi chilometri quadrati, quindi si migliora l’efficienza e la velocità, e vengono “diretti” dagli uffici centrali che scelgono per loro il percorso più rapido. Basta avere una bicicletta e uno smartphone per candidarsi e guadagnare “smart”.

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Se Foodora è una start-up e sembra già un miracolo economico, Deliveroo, londinese, è oramai un colosso planetario essendo attivo in Oriente, Australia e Medio Oriente dove estende la propria rete di consegne a ritmi di crescita cinesi grazie a capitali finanziari che stanno alimentando la corsa al dominio del mercato. Funziona in modo simile, ma batte la concorrenza con ordini medi in 32 minuti e 2.50€ di costo di consegna.
E poi ci sono altri servizi simili, praticamente identici, che sgomitano per affermarsi sul mercato. La competizione, più che sugli spiccioli o sui tempi, è evidente come sia tutta nelle mani del marketing, che mira ad accaparrarsi velocemente clienti, fidelizzarli e sbaragliare la concorrenza. A conferma, per il ristoratore, ad oggi, il servizio è gratuito e deve solo munirsi di confezioni per il take away. In più non c’è esclusiva, e i ristoranti aderiscono a più canali quindi li si può trovare su diversi siti.
I prezzi dei menù sono quelli di sempre (verificato con mano: pizzerie e ristoranti cinesi vicino a casa hanno menù che conosco a memoria). Praticamente si compensa il risparmio sul coperto a fronte del servizio di spedizione, e si baratta la comodità del proprio divano con la tovaglia stirata e un cameriere solerte. In termini di risparmio di denaro, meglio andare a fare la spesa, in termini di risparmio di tempo e fatica, un affarone. Il vantaggio è tutto nel servizio, nella logistica, nella consegna a domicilio in tempi garantiti, nella possibilità di poter mangiare ogni sera qualcosa di diverso: in un mondo che corre sempre più veloce e offre sempre più opzione, accorciare i metri e i minuti che ci separano da un acquisto è la sfida del futuro.

 

Gli errori da non fare

Pensare di fare un mix.
Non si può mischiare l’ordine da due ristoranti, scegliendo due involtini primavera dal ristorante cinese e una pizza dal pizzaiolo, per capirsi.

Non avere la carta di credito.
Il pagamento in contati è previsto solo, a volte, su Just Eat.

Pretendere che i fattorini spacchino il minuto.
Sono veloci ma se si hanno i tempi contati, meglio evitare l’imprevisto.

Ordinare piatti che deperiscono velocemente.
Anche il miglior hamburger di Chianina arriverà con patatine non così degne, e gli spaghetti al dente non lo saranno mai. Le confezioni per il take away fanno passi da gigante, ma pretendere un tempura croccante è impossibile. Se pizza deve essere, meglio vicina e meglio un calzone. Il sushi? Perfetto.

Accontentati della scelta.
Se abiti in centro, la scelta è elevata, in periferia un po’ meno. Per garantire la freschezza del pasto, l’area di consegna è di pochissimi chilometri.

Non prendertela con il fattorino.
Se l’ordine è sbagliato, in ritardo, se ti è arrivato un addebito diverso sulla carta o ti serve la fattura, non chiedere al povero fattorino. C’è il numero del servizio clienti, chiama loro.

Prepara la mancia.

La mancia non è d’obbligo, ma non è umano farsi recapitare la cena da un povero studente zuppo di pioggia e mandarlo a casa a mani vuote.

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